Cosa vedere a Belluno: Storia antica di insediamenti umani

Città di Belluno

Il nome della città deriva dal celtico “belo-donum” che significa collina splendente, proprio per la posizione favorevole che occupa l’abitato nel cuore della “Valbeluna”.

Quella di Belluno è una storia antica di insediamenti umani, nonostante la zona dove sorge la città sia contraddistinta da una evidente inaccessibilità geografica.

La città fu fondata attorno al 200 a.C. e a partire dal 181 a.C. diventò una strategica base militare romana e il “municipium Bellunum” entrò con un ruolo di primaria importanza nella “Regio X Venetia et Histria.

L’istituzione della provincia di Belluno risale ai sommovimenti politico-militare accaduti tra i secoli XVIII e XIX. Furono aggregati assieme alcuni territori, in particolare il Bellunese, il Feltrino, il Cadore e la contea di Mel.

La provincia di Belluno conta oggi circa 220 mila abitanti; è la provincia delle Dolomiti per eccellenza, comprendendo la maggior parte dei gruppi dolomitici.

Cosa vedere e visitare a Belluno

La visita di questa città ci ricorda gli interessanti momenti storici che il tempo ci ha tramandato, come ad esempio la Piazza dei Martiri, salotto di Belluno con i suoi palazzi e il passeggio sul liston.

Tra le piazze più importanti vi è la splendida Piazza del Duomo, ricostruito nel cinquecento, il Palazzo dei Rettori, iniziato nel 1491, la Torre dell’orologio del 1549, piazza del Mercato caratterizzata da edifici rinascimentali e portici, la chiesa gotica di Santo Stefano del 1468 e il Palazzo Crepadona edificio nobiliare cinquecentesco.

Per quanto riguarda la gastronomia tipica, la cucina è ovunque molto legata alla montagna comprendendo pertanto, oltre alla storica classica polenta che spesso accompagna i vari cibi, formaggi e i derivati del latte, funghi, cacciagione, maiale con tutti i suoi lavorati e le carni bovine.

Tra i primi piatti non perdetevi i casunzei, sono ravioli ripieni di zucca o spinaci o canederli, con prosciutto cotto e insaporiti con cannella e vengono poi conditi, dopo la cottura, con burro fuso e ricotta affumicata; le lasagne da fornei piatto tipico montanaro con lasagne preparate in casa condite con una salsa composta di: burro, noci, mele grattuggiate, fichi secchi, uva sultanina e semi di papavero. E ancora i papazoi da lat gnocchetti di farina cotti nel latte; ci sono poi gli gnocchi alla cadorina conditi con ricotta affumicata e, in brodo, il minestrone d’orzo oppure di di fagioli, magari quelli rinomati di lamon.

Tra i secondi si gustano le varie specie di selvaggina insaporite con erbe selvatiche alpine, la prelibatezza dell’agnello dell’Alpago, la semplicità della polenta e pastin: un impasto di salame insaporito di salvia e rosolato, il pesce con la trota salmonate di Misurina e anche i marzoni del Piave: pesci che rappresentano un cibo semplice e popolare delle borgate che si affacciano sul corso del fiume.

I formaggi locali sono: lo zigher di Livinallongo, lo schiz stagionato che schizza quando lo si scotta sulla padella e ha un forte sapore di latte fresco, la puina (ricotta) e il renaz piacevolmente piccante.

Al momento del dessert i dolci tradizionali sono: la torta di mandorle, i consegi biscotti da inzuppare, i kodinzon fragranti sfoglie di mele lasciate ad essiccare al sole ed anche il carfogn ripieno di marmellata e semi di papavero.

Dalla cantina, le varietà dei vini autoctoni che alcuni coltivatori della conca feltrina con passione e professionalità si prodigano a coltivare sono: colli di Conegliano rosso, cabernet, pinot nero, merlot e marzemino…e non si deve dimenticare, alla fine del pranzo, di degustare la grappa, magari anche aromatizzata dalle pianti officinali e frutti del bosco dai profumi e gusti fantastici, come quelli alla prugna o al ginepro o alla passiflora.