Cosa vedere a Frosinone: Storia, monumenti e cucina

La storia di Frosinone

Frosinone, capoluogo di provincia è città di origine volsca, nonostante sorgesse nel territorio degli Ernici. Ribellatasi a Roma nel 306 a.C. perdette per punizione un terzo del territorio. Fu distrutta più volte duranti le invasioni barbariche, subendo numerose calamità fino al XVIII secolo.

Il nucleo antico sorge sulla sommità del colle dominante la valle del Cosa, e conserva una struttura medievale, anche se la città oggi ha un aspetto revalentemente moderno. Il territorio è montuoso e collinoso, limitato a nord dai monti Simbruini, Ernici e della Meta; a sud dagli Aurunci ed Ausoni.

Cosa vedere e visitare a Frosinone

Numerosi sono i monumenti da visitare a Frosinone e iniziamo col citare il “Palazzo della Prefettura” ed il “Monumento agli eroi del Risorgimento Italiano” situati entrambi in “Piazza della Libertà” e “Porta Romana”, in “Piazza Garibaldi” un tempo utilizzata come ingresso principale al “Castrum” di Frosinone. Nella parte più alta dell’abitato troviamo la “Chiesa di Santa Elisabetta”, sorta proprio dove un tempo avevano luogo le esecuzioni a morte, nel quale si arrivava percorrendo lo stretto “vicolo del boia”. Da visitare ancora la “Chiesa di San Benedetto” del 1134, l’antico suggestivo “anfiteatro”, la “Chiesa della Delibera” ed in piazza Gramsci il “Palazzo Provinciale”.

Di notevole importanza infine è la visita al “Museo Archeologico Comunale”, dove troviamo testimonianze della preistoria fino all’età romana imperiale.

Per quanto riguarda la gastronomia, la cultura e la tradizione frusinate è di elevato valore e negli ultimi tempi è forte, tra gli operatori del settore, il desiderio di recupero e tutela del patrimonio di antichi sapori e aromi, con l’obiettivo di mantenere vive le tradizioni del passato.

Molti i piatti, gli alimenti e le usanze proprie della Ciociaria, una regione che deve il suo nome alle “ciocie”, le caratteristiche calzature di antichissime origini.

La cucina è molto legata alle attività tradizionali dei suoi abitanti: i piatti più famosi sono i “maccaruni”, conditi con rigaglie di pollo al sugo; la “provatura fritta”, una sorta di mozzarella fritta; il “pancotto”, minestra fatta con pane raffermo. Dalla Ciociaria proviene anche un’altra minestra “povera”, che peraltro viene ora rivalutata anche nei ristoranti più “in”; la “zuppa di fagioli e cipolle”, con un po’ di pancetta un filo d’olio crudo sale e pepe. E visto che nelle campagne l’allevamento di ovini è molto praticato, ricordiamo tra i vari piatti a base di carne, l’“agnellone garofolato”, cotto in tegame steccato con vari odori e lardo; l’ “agnello brodettato”, cotto in tegame con prosciutto crudo, erbe aromatiche e vino bianco, e quello “alla cacciatora” con le acciughe.

Da non dimenticare le “coppiette ciociare” con carne di cavallo essiccato. Non mancano naturalmente i piatti derivanti da quelle parti dell’animale che altrove sono considerate di scarto come le budelline, le rigaglie ecc. che consentono di preparare piatti “storici” come ad esempio la “pajata”. Fra i prodotti derivanti suini segnaliamo il prosciutto di “Guarcino” famoso perchè molto saporito.

Fiorente in questa zona è l’allevamento dei bovini ed ovini dai quali si produce la notissima “mozzarella”, il “pecorino affumicato” ed il “pecorino ciociaro” quello che i pastori da sempre producono.

Nei dolci infine domina la ricotta e ottimi sono: il “budino alla ricotta” con limone cannella rhum e canditi, e la “crostata di ricotta” con canditi di cedro e arancia uova zucchero uva passa e vari liquori.

Infine, su una buona tavola, non possono mancare degli ottimi vini DOC della provincia che sono: il “Cesanese del Piglio” fermo, frizzante o spumante ed il “Genazzano” bianco oppure rosso.