Cosa vedere a Biella

Città di Biella

L’odierno nome di Biella deriva da “Bugella”. Esso appare la prima volta nell’atto di donazione fatta dagli Imperatori Ludovico il Pio e Lotario, il 10 luglio 826, al Conte Bosone.

Biella, capoluogo dell’omonima provincia dal 1992, nasce ai piedi delle prealpi biellesi, al punto di congiunzione del torrente Oropa con il torrente Cervo. La città è divisa in due, Biella Piano, la parte bassa, e Biella Piazzo, la parte alta, raggiungibile anche attraverso una funicolare.

Per una visita alla città si può iniziare dal nucleo più antico Biella Piano. Qui troviamo la Piazza con il Duomo iniziato nel 1400 e dedicato a Santa Maria Maggiore e Santo Stefano. Si prosegue verso la Chiesa della Santissima Trinità, costruita nel 1626 ed alla Chiesa di San Sebastiano, del 1500. Il Battistero è il monumento più significativo della città, testimone della cristianizzazione del territorio. Con la funicolare si giunge a Biella Piazzo. Qui ammiriamo piazza Cisterna con l’omonimo Palazzo e la Porta d’Andorno eretta nel ‘300.

E la storia ci tramanda anche ricette di tipiche pietanze che ancor oggi vengono offerte nei vari ristoranti della provincia.

Iniziamo dalla fumante “polenta Cunscia”: farina di mais e acqua cotta nel paiolo con aggiunta finale di formaggio e burro. Tra i primi piatti si ricorda il “Ris an cagnun” con toma e burro; la “Minestra marià” con riso e spinaci selvatici; oppure la “Mactabe” anch’essa minestra di verdure molto densa; la classica “Supa mitunà” che, in base alla stagione cambia ingredienti: erbe dei prati in primavera, porri e cavoli in inverno.

Da non dimenticare il classico “Salam d l’ula” conservato nel grasso ed anche altri salami di carne d’asino o bovina. Da gustare, intingendo dal centro tavola, la decantata “Bagna cauda” che a Biella viene preparata con olio di noci e naturalmente acciughe e aglio. La cucina riserva ancora altri piatti quali: i “Capunet”, involtini di foglie di cavolo o di bietola con all’interno un ripieno di carne; la “Frita’ rugnusa” frittata con salame; la “Verzata” che può diventare un piatto unico in quanto la minestra dall’aggiunta di salame; ed infine il tradizionale “Coniglio in scivè” che viene cotto con varie verdure dopo essere stato a mollo una notte nel vino.

Tra i formaggi si possono assaporare: il classico “Toma” oppure il “Beddu” da mangiare fresco o dopo una stagionatura sulla paglia, ottimi sono anche i “Sancarlin” e “Frachet” tomini aromatizzati con aglio e peperoncino oppure olio aceto e spezie.

La semplicità è la parola chiave anche nei dolci: i “Turcedun” grandi torcetti di mais; i “Canestrelli” cialde di cioccolato cotte su due semistampi arroventati; l’”Arsumà” crema di uova, zucchero, latte e vino da gustare con i torcetti; ed anche le “Miasce” cialde di farina di granoturco.

Durante il pranzo il palato sarà deliziato anche da splendidi vini quali: il “Bramaterra” dal vitigno nebbiolo; il “Canavese”, rosso, bianco e Barbera; “Coste della Sesia”: bonarda, vespolino e croatina; il “Lessona” da gustare con selvaggina e carne, ed infine l’ “Erbaluce”, vino bianco per antipasti e pesce.